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7 febbraio 2026 - Cerimonia di apertura



Il settimo giorno del XII mese dell’Anno di Vera Luce 6025, ovvero sette febbraio del 2026 E.V., sotto il punto geografico noto ai soli Figli della Vedova, si è tenuta la solenne cerimonia di apertura della Grande Luce d’Italia. Numerosi Fratelli hanno ornato le Colonne e in un emozionante clima di serenità e armonia tra tutti, sono state consegnate le Bolle di Fondazione che, al momento, formano la GLI: Apple Tree all’Oriente di Bologna, Rinascita all’Oriente di Ferrara e Nozzoli Antiquity all’Oriente di Rimini. L’Allocuzione del Gran Maestro, Roberto Slaviero, ha successivamente sottolineato come la nascita della Comunione si ponga l’obiettivo di continuare a lavorare lungo la Via Iniziatica Tradizionale nel pieno rispetto delle Leggi dello Stato e della Costituzione Repubblicana, secondo i principi di Libertà, Uguaglianza, Fratellanza e Tolleranza. Un’Agape bianca in un contesto di assoluta fraternità e cordialità ha poi suggellato questa importante giornata.



7 febbraio 2026 - Discorso del Gran Maestro Roberto Slaviero


Sono trascorsi ben oltre tre secoli da quando viene identificata la nascita delle prime quattro Logge londinesi! Un tempo infinitamente grande per non percepire il valore che la Tradizione Muratoria abbia saputo tessere negli animi e nelle menti di Chi Vi è appartenuto; un valore troppo grande per non credere che, tali animi e tali menti, non abbiano saputo incidere sul proprio tessuto sociale!

Il secolo scorso, ha poi visto crescere una società diversa, un uomo diverso: dedito all’edonismo ed al profitto, all’individualismo ed al materialismo. Forse le due catastrofiche Guerre Mondiali, forse il crescente consumismo o, forse, una naturale evoluzione – ma dovremmo dire involuzione ! - delle caratteristiche umane hanno sempre più allontanato l’”essere pensante” dai Valori che ne avevano guidato l’evoluzione – questa sì tale! – per tanti secoli! Quanto è lontano il da noi Massoni italiani tanto favoleggiato Risorgimento! Continuiamo a definirci pronipoti di quei giovani intrisi di morale e dagli animi ferventi ma, in vero, la Massoneria odierna ne è più lontana, nei Valori, di quanto lo sia il tempo trascorso!
Negli ultimi decenni, troppo spesso ci si è indulgentemente trincerati dietro un ipocrita “siamo lo specchio dei tempi!” Ma, così, non può banalmente essere per un Muratore! Egli deve rappresentare il meglio della società odierna, se vuole sperare di poter migliorare la società stessa in cui vive! Non si pretende di essere santi ma uomini capaci di perseguire Verità e Giustizia, Liberi da preconcetti e capaci di combattere - non dico vincere ma almeno combattere - quei difetti che certamente ognuno di noi possiede!

Oggi come allora, il nostro fine è immutato come sono immutati, nel tempo, i mezzi attraverso cui lo perseguiamo! Ciò, si chiama Tradizione! Quella Tradizione che noi inseguiamo ed applichiamo, con rispetto, pur scevri da quel fideismo che non ci deve appartenere ed ecco, allora, che Tradizione ed Innovazione, guidata da razionalità, si compenetrano in un unico sentimento volto al progredire dell’Umanità!

Il Lavoro che il Massone svolge, in primis, su sé stesso, si traduce implicitamente in un pur lento ma imprescindibile arricchimento dei contesti a Lui circostanti - familiare, sociale e professionale - creando i presupposti per quei miglioramenti a cui devono tendere, progressivamente, le singole generazioni umane. Sarebbe pretenzioso e, forse, presuntuoso, pensare di acquisire conoscenze e convinzioni nel solo corso di ogni nostra Tornata ma, di sicuro, dobbiamo pur essere certi, in quella Sede, di aver saputo discernere, di esserci addentrati e di esserci sensibilizzati sugli aspetti che riguardano la condizione umana ed i mali che l’affliggono per circoscriverli e cercare di abbatterli.

Ma per tendere ad un sì alto fine, dobbiamo poter disporre di specifiche peculiarità: dobbiamo possedere la temperanza come prima dote di chi si vuol porre ex equo rispetto al prossimo; dobbiamo perseguire la conoscenza - senza pensare di possederla - per affrontare il dialogo; dobbiamo, soprattutto, coltivare la Fratellanza senza la Quale ogni nostro impegno profuso rimane sterile e privo di alcun frutto

Non a caso, sulle colonne B e J , poste all’ingresso del Tempio, vi sono il globo terrestre a rappresentare il concetto di universalità ed i melograni, da sempre, simbolo di quella coesistenza di una moltitudine in una singola unità: i Fratelli nella Loggia. Tali Simboli, ci ricordano, nel momento in cui accediamo nell’Officina, con lo sguardo rivolto all’Oriente - e, cioè, con l’animo votato alla gloria del Grande Architetto - che siamo intenti a Lavorare per il bene dell’Universo ma nella più profonda coesione di unitarietà!

Sto terminando e non ho accennato alla nostra precedente esperienza Massonica poiché essa è custodita, con sfumature diverse, da tutti noi ma, tutti noi, l’abbiamo abbandonata, abbiamo avuto il coraggio o, forse, la follia, di abbandonarla per costruire una vera Comunione Fraterna: non importa quanti siamo – la prima cosa detta il primo giorno ai Precettati fu “non guardiamo ai numeri!” e così deve essere! Non saranno mai quelli la nostra forza ma la purezza dei nostri sentimenti e la benevole Fratellanza che ci legherà!

Con tali sentimenti, Fratelli cari Tutti, Vi invito a dissipare, nel profondo del proprio cuore, ogni emozione che si discosti da tali sensibilità, se ancora presenti, e di affrontare il nuovo Impegno che ci attende con il desiderio di proseguire con zelo quella costruzione del Tempio le cui pietre dovranno risplendere per quella levigatura che ci apprestiamo a compiere!

A:.G:.D:.G:.A:.D:.U:. !


7 febbraio 2026 - Discorso del Gran Oratore


Nel momento solenne in cui una nuova istituzione massonica viene alla luce la parola dell'oratore è chiamata a ricordare il senso profondo dell'atto che oggi compiamo e la responsabilità che da esso deriva.

Questo è un atto iniziatico collettivo che inserisce una nuova pietra nel disegno più ampio del tempio universale. Come tale, richiede rettitudine di intenti e fedeltà ai principi che fondano la nostra tradizione.Questa istituzione nasce per lavorare secondo la legge massonica, una legge non imposta ma interiorizzata.essa vive nella coscienza dei fratelli che la compongono e nella loro capacità di unire libertà e disciplina pensiero critico e rispetto delle regole comuni.

All'oriente simbolico di questa nuova realtà non poniamo ambizioni personali,né finalità contingenti, ma il lavoro paziente sulla pietra interiore. Nessuna istituzione può dirsi veramente massonica se non è luogo di ascolto, di studio, di confronto leale e di elevazione morale, nessuna può durare se non è fondata sulla fraternità autentica e sulla responsabilità individuale. Il compito che oggi ci assumiamo, in un tempo segnato dalla confusione dei valori e dalla superficialità del pensiero, è che questa istituzione possa essere presidio di misura, di equilibrio e di profondità.

Non a distinguersi per clamore ma per coerenza non per parole altisonanti ma per opere silenziose e giuste. come oratore sento il dovere di ricordare che ogni fratello e allo stesso tempo costruttore e custode di ciò che oggi nasce. L'istituzione vivrà nella misura in cui ciascuno saprà essere fedele al proprio impegno iniziatico, rispettoso della tradizione e aperto al perfezionamento continuo. che questa nuova istituzione possa operare sotto il segno della saggezza che guida, della forza che sostiene e della bellezza che armonizza.

Che la sua parola sia sempre veritiera, il suo silenzio significativo, le sue decisioni giuste. con questo spirito riconosco e affermo l'atto che oggi compiamo, auspicando che il lavoro che da esso scaturirà sia degno dell'ideale massonico che ci unisce. Per il bene dell’umanita’ ed alla gloria del grande architetto dell’universo.


Ho detto.